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La Nostra Breve Storia

Siamo due fratelli che finiti gli studi liceali hanno deciso di continuare l’attività del nonno paterno venuto a mancare nel 1999. Ai 2 ettari vitati ( di cui 1,5 nella sottozona Cartizze), se ne aggiungono successivamente altri 2 ereditati dal nonno materno. Tutti terreni vocati alla coltivazione del vitigno prosecco. Nei primi anni, ancora inesperti, ci siamo appoggiati ad un consulente esterno che ha condizionato fortemente l’espressine dei nostri vini, privi di difetti, dominati da aromi prevalentemente fermentativi e deboli di sapore. Vini privi di personalità, sottomessi a pratiche enologiche depauperanti ed omologanti. Le tipologie prodotte presentavano residui zuccherini abbastanza elevati ( 12 g/l il brut, 17g/l l’ extra dry, 25 g/l il Cartizze dry). Stavamo lavorando per il mercato e non per noi stessi.

Il numero di bottiglie cresceva esponenzialmente e ciò dava ragione a questa logica di lavoro.  L’uva di proprietà non era più sufficiente. Decidemmo per questo di acquistarne dell’altra da altri contadini in loco. Dal 2007 diventa per noi indispensabile abbandonare la consulenza esterna per ritrovare un  rapporto più intimo e personale con i nostri vini e la nostra terra. Già dal 2004 ci eravamo sensibilizzati ad un’agricoltura biologica e poi biodinamica. Sentivamo il bisogno di ridare dignità e verità ai nostri vini. Comprendiamo che per ottenere questo diventa prioritario rispettare la vita del suolo e la fisiologia delle piante. Eliminiamo  i diserbi e le concimazioni chimiche. Dal 2005 iniziamo a far uso dei preparati biodinamici 500 P e 501. A seconda delle esigenze del terreno apportiamo del letame compostato e dell’humus.

Eliminiamo completamente l’uso di insetticidi e per la lotta ad oidio e peronospora cerchiamo di limitarci all’uso di zolfo di miniera e sali di rame con integrazione di estratti d’alga e propoli. Nelle annate più piovose, ma solo nei momenti più rischiosi utilizziamo anche qualche molecola chimica sempre assieme al rame, per garantire più tenuta ed efficacia nel tempo. Dal 2007 la vendemmia viene fatta utilizzando piccole cassette da 15 kg direttamente svuotate nella pressa. Dal 2010 in vendemmia  abbandoniamo l’utilizzo di enzimi per la chiarifica dei mosti, lieviti selezionati e attivanti per la prima fermentazione che avviene in modo completamente spontaneo. Riduciamo drasticamente i travasi limitandoci a quello di fine fermentazione lasciando il vino in vasca ad affinare per sei mesi sulle fecce fini. Decidiamo di non anticipare mai l’inizio delle seconde fermentazioni in autoclave ( metodo Charmat ) posizionate normalmente da marzo a maggio. Dalla vendemmia 2007 decidiamo di spumantizzare parte del nostro prosecco anche con il metodo Classico. Produciamo ora solo un’unica versione  brut col metodo Charmat con zuccheri residui normalmente variabili da 0 a 5 g/l e una dosaggio zero col metodo classico. Il Cartizze diventa un brut da metodo Charmat.

Il rispetto della naturale fisiologia della pianta come della fertilità e della vita microbica del suolo ha garantito la formazione di uva più saporita. Le fermentazioni spontanee hanno saputo restituire al vino i veri aromi varietali e quelli minerali del terreno. L’aver ridotto al minimo i travasi e le chiarifiche (con bentonite solo quando serve) ed eliminato ogni filtrazione prima della seconda fermentazione ha garantito un gusto più ricco e sincero.

Aiutati e sostenuti dai nostri genitori nelle scelte e nel lavoro quotidiano abbiamo lavorato in questi anni all’ottenimento di vini il più naturali possibili senza rifiutare quegli interventi indispensabili per garantire un’espressione comunque precisa, pulita e raffinata da noi richiesta.

 

Silvano e Alberta Follador