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Slow Wine 2018. Inaccettabile recensione.

Sono molto dispiaciuto, imbarazzato e vergognato riguardo a quanto riportato nella scheda a noi riferita nella guida Slow Wine 2018. Perché c’è una responsabilità professionale alla quale, chi scrive, è tenuto a rispettare. E’ quella di riportare le parole del produttore per quanto possano essere condivise o meno. Non inventarle e tanto meno interpretarle a proprio modo. Molte delle affermazioni riportate non corrispondono alla realtà e non è quanto raccontato al responsabile venuto in visita all’azienda. Altre invece sono state interpretate non correttamente perché decontestualizzate. Ogni pensiero ha un suo preciso significato e un senso compiuto solo se inserito in un ragionamento più ampio. Dalla lettura della nostra recensione ho dedotto che chi l’ha scritta non ha capito proprio nulla del nostro lavoro. In più si è permesso di inventarsi delle cose. Trovo doveroso, nel rispetto del nostro lavoro e di chi legge la guida, correggere e chiarire quanto scritto.

Che nei vari ragionamenti fatti durante la visita in azienda si sia parlato anche della nostra disapprovazione verso tutta quella comunicazione tramite i social, ormai in largo uso, è una verità. Considerarla come l’elemento fulcro del nostro lavoro è fuorviante. In più non abbiamo mai affermato che il silenzio “crea i migliori auspici per vini migliori”.

Non ci sentiamo assolutamente “grandi abbastanza per dire di aver trovato la strada giusta”. Anzi crediamo fermamente che il nostro lavoro sia un cammino in continua ricerca.

Non abbiamo mai affermato che “in futuro il nostro prosecco sarà Metodo Classico”. E’ vero che stiamo provando  ad affinarlo sui lieviti per breve tempo perché crediamo che questa sia la strada per meglio preservare la delicatezza varietale del nostro vitigno, ma non è assolutamente nostra intenzione rinunciare al Metodo Martinotti che continuiamo a considerare e rispettare se eseguito con artigianalità e non con esasperazione tecnologica e biotecnologica.

“Lieviti indigeni” si ma non solo. Ho ben spiegato che le prime fermentazioni sono rigorosamente spontanee mentre per le seconde utilizzo dei lieviti selezionati neutri per poter garantire una corretta e completa fermentazione in condizioni difficili (vino e non mosto, alcool presente, pressione).

Si dice che facciamo fermentazioni senza filtrazione. Oltre che non aver mai detto questo, non comprendo il nesso. Fermentazione è una cosa filtrazione un’altra. E prima di andare in bottiglia i miei vini vengono filtrati.

Mai stato detto che facciamo basso uso della solforosa e solo in fase di imbottigliamento. Uso la solforosa in tutte le fasi, ammostamento prefermentativo, affinamento e imbottigliamento, in dosi medie.

 

Silvano Follador